Enricon jättityö syntyy Raumalla

Normalmente lo tieni arrotolato?

– Lo tengo in questa stanza autostradale, in questo casello di passaggio. Qualche tempo fa c’èstata un’inondazione e in alcuni punti si è rovinato, proprio al di sotto dell’occhio del mioautoritratto. Ho tamponato. La grafite non ha perso tono perché uso il fissativo, ma per la carta eropreoccupato. Alla fine si è asciugata senza problemi, con piccole grinze. In un’esposizione recente iprimi trenta metri dell’opera sono stati srotolati nella City Hall della città in cui sono stati disegnati.In seguito avrebbe dovuto essere esposto definitivamente in un teatro, in verticale. Ma mi sono resoconto che avendo fatto 30 bisognava fare 31, per arrivare poi fino a 97, fino alla sua fine naturale.

A chi ti ispiri?

– Ho sempre amato Bosch, un autore che trovo ancora contemporaneo. Ma Bosch è inarrivabile,non posso dire di ispirarmi a lui, posso solo dire di averlo respirato spesso. Ho respirato lui come horespirato Dürer, il cui segno drammatico e convincente, bilanciato, si esprime bene nelle litografie.Gli autori rinascimentali mi hanno sempre affascinato, escono da un periodo magico e buio, doveserpeggiano i bestiari immaginari, e costruiscono qualcosa di nuovo, come Leonardo col suo segnomorbido.

Se si cerca il tuo nome su un motore di ricerca spesso si trovano immagini di te che disegni. Forse ancor più dei disegni stessi. La tua arte pende più verso l’idea di opera o verso quella di performance?

– Si indubbiamente nelle mie esposizioni emerge l’aspetto di qualcosa che accade. L’evento sonoio che lavoro. La mia opera, ma soprattutto quest’opera alla quale lavoro ormai da tre anni, èun’opera nel senso che è il frutto di lavoro, ma anche nel senso che è lavoro stesso, impegnocostante, lavorìo, mania per il dettaglio.

Un lavoro artistico che funge anche da lavoro secolare?

– L’impegno per la realizzazione dell’opera è molto grande. Sono sempre stanco, dormo poco,non ho tempo per molto altro. A volte mi fermo per qualche settimana, ma non è che mi riposi:diciamo che il mio riposo consiste nel raccogliere il denaro necessario a vivere, quel che denaro chel’arte non riesce ancora a fornirmi del tutto.

Le case d’artista di cui sei stato ospite sono state sufficienti per mantenerti?

– Sono arrivato qui in Finlandia per stare tre mesi e sono rimasto quattro anni. Mi hanno presoper insegnare tecniche di disegno. Ho dovuto comunque pagare un affitto. Appena arrivato ho avutouna borsa di studio in Groenlandia e un contributo da parte dei Lions di Giaveno. La Groenlandianon te la posso spiegare a parole. Il freddo viene superato dalla magia di Upernavik. Si è trattato delprimo vero imprinting della terra straniera, l’esperienza che mi ha fatto capire quanto ero lontano.Durante la notte artica sei solo, incredibilmente solo. Durante quei mesi, la mia unica compagniaera un’unica videocassetta di IT, il film tratto dal romanzo di Stephen King. In danese, cheovviamente non capisco. Poi sono tornato a Rauma, in Finlandia. Il supporto di Sgarbi, anche inparte finanziario, mi ha permesso di andare avanti.

Il Nord è stato magnetico, su di te.

– Sembra di essere in un romanzo lovecraftiano: mormorii, laghi, foreste. Paesaggi monotoni emonolitici, affascinanti. Ti inoltri in una foresta per chilometri, lasci tutto indietro. Poi trovi unacasa. Abitata. Pare una fiaba. È la realtà. La Finlandia è una terra di confine. Non è una cosa deltutto a parte, come ad esempio l’Islanda, ma è vicino a qualcos’altro, forse la Russia, forse un Altroancora più altro. Non sembra vi sia un’identità precisa. Sei in un corridoio.

Questo periodo dove ti ha portato?

– Venire qui mi ha portato a me stesso. Sono concentrato, ho un progetto, ho tempo. Qui o si beve o ci si annoia, non c’è disoccupazione. Io invece ho trovato un progetto.

Ivan Mosca